E’ Cristo morto e risorto la risposta ai tanti perché!
di Giulio Saraceni
(Delegato Regionale A.C. Abruzzo-Molise)
Vivere e gustare le celebrazioni della Settima Santa è sempre stata per me un’esperienza bella e significativa, una tappa importante del cammino spirituale della mia vita, fin da bambino, con l’impegno quaresimale fatto di piccole cose, piccole rinunce, piccoli “fioretti”, utili a migliorare e convertire il proprio stile di vita.
La Settima Santa 2009, ha assunto una dimensione chiaramente più forte, meno emozionale a livello liturgico, ma evidentemente più reale e vicina alla dimensione umana del dolore, della sofferenza, della morte.
L’immane tragedia del sisma in Abruzzo, ha scosso le coscienze del mondo intero, fermando, forse, almeno per un attimo, la frenesia del nostro tempo pieno di cose da fare, di cose da pensare, di cose da produrre, di cose da spendere; la domanda che ci siamo posti e continuiamo a porci tutti è: perché?
Per la fredda mente umana non ci possono essere risposte razionali; occorre rifugiarsi nel fato, nel destino, nella sfortuna, nell’assenza di Dio.
Passare per le strade di L’Aquila e di tutti i paesi intorno dilaniati dalla furia della natura, guardare la desolazione della distruzione e delle rovine, ascoltare il silenzio assordante di paesi fantasma, direttamente e non solo con le immagini televisive ed i racconti della stampa, amplifica sempre più questa incessante domanda di senso: perché?
Le macchie blu delle tendopoli, più o meno grandi, che si incontrano sempre più frequenti lungo i vari chilometri che collegano San Pio delle Camere a L’Aquila, lungo la valle di Navelli, accrescono questo senso di angoscia e di desolazione; e la domanda riecheggia sempre più forte: perché?
Assistere impotenti all’interminabile fila di bare deposte nel piazzale della caserma della Finanza a Coppito il giorno del funerale di Stato; incrociare gli sguardi increduli ed assenti dei parenti e degli amici delle vittime, composti nel silenzio del loro dolore inconsolabile; fissare nella mente l’immagine di piccole bare bianche di bambini poggiate delicatamente sulle bare dei genitori come in un abbraccio eterno ed inscindibile; verificare la presenza di tutto lo Stato, nelle sue massime figure istituzionali, civili e militari, così forte, così potente, così ricco, così laico, ma allo stesso tempo così impotente, forse responsabile, in parte, con silenzi, mancati controlli, proroghe e disapplicazioni di norme e regolamenti; e la domanda mi assale fino in fondo al cuore: perché???
Poi mi accorgo di tanta gente attorno che si stringe al dolore di questa terra, migliaia di volontari, protezione civile, Croce Rossa, forze dell’ordine; prendo atto di un’Italia intera che si mobilita per offrire la propria solidarietà ed il proprio contributo, di ogni genere e con molteplici modalità; finanche i detenuti del carcere di Chieti promuovono una colletta per i terremotati; avverto la vicinanza dell’intera Azione Cattolica Nazionale, ad iniziare dal Presidente, la Presidenza, il Centro Nazionale, che mi chiama o invia un messaggio o un e-mail per esprimere la propria attenzione ed assicurare la propria presenza, Delegazioni Regionali di AC, Presidenze Diocesane, amici incontrati per strada durante il lungo percorso associativo; verifico il tempestivo intervento delle Caritas Diocesane delle Chiese sorelle d’Abruzzo e Molise e poi della Caritas Nazionale e di tutto il mondo del laicato e del volontariato cattolico e non; emerge, quindi, dalle rovine del terremoto, uno Stato presente ed organizzato, una società solidale, una Chiesa comunità, un’Azione Cattolica grande famiglia.
La Settimana Santa, il Venerdì Santo, la passione del Signore, si concretizzano nella passione di un intero popolo che vive con grande dignità il dramma e la follia della Croce e della morte, che implora il Padre perché “passi questo calice amaro“, che muore ingiustamente su un calvario scosso dalla forza della natura, che viene sepolto nel silenzio di centinaia di tombe, ovvero spogliato di tutto, affetti, casa, lavoro, quotidianità, ma che attende con dignità, fermezza e speranza il terremoto della Resurrezione che rotolerà i sassi delle macerie per ricominciare a vivere, a sperare, a credere, nella certezza che i nostri cari ci hanno solo preceduto e ci aspettano gioiosi nella Gerusalemme celeste al cospetto di Dio Padre, Creatore, Amore.
E’ Cristo morto e risorto la risposta ai tanti perché!
La morte è vinta!
I sudari impregnati di sangue, polvere, dolore, distruzione, disperazione, tergono le nostre lacrime, leniscono le nostre ferite, ci avvolgono nella luce splendente del Risorto.
La certezza della resurrezione dà il vero senso alla nostra vita, al nascere, all’essere, al morire.
E la catena di solidarietà e di condivisione riallacciata in un Italia normalmente divisa da tutto ed in tutto, è il segno più chiaro ed evidente della presenza di Cristo e del germe della vita eterna in ciascun uomo; non perdiamo, ancora una volta, l’occasione per seminare pace, speranza ed amore nel modo intero, iniziando da noi stessi, dalle nostre famiglie e dalle nostre comunità civili e parrocchiali, per una vera conversione del cuore e della vita.
Tradiremmo il nostro dovere di figli di un Dio Risorto e le vittime del sisma del lunedì’ santo 2009 sarebbero morte invano.
La nostra solidarietà e presenza tra i fratelli colpiti dal terremoto, continui soprattutto dopo che i riflettori e la copertura mediatica saranno spenti ed assopiti dall’avvento di nuove e più fresche notizie di attualità.
Dopo il primo intervento immediato per assicurare generi e beni di prima necessità a quei paesi dove la macchina dei soccorsi non era ancora arrivata, attivato nel giro di pochissime ore con il contributo delle presidenze diocesane ed il coordinamento della delegazione regionale, di concerto con la Caritas della Diocesi di Avezzano, si ritiene di assicurare per il breve termine un accompagnamento ed una presenza nei week-end e nelle liturgie domenicali in modo particolare nelle piccole comunità in loco, nonché l’assistenza agli sfollati presso le dimore provvisorie messe a disposizione nelle località costiere o dell’entroterra; nel medio e lungo termine si pensa di attivare dei gemellaggi tra parrocchie o tra diocesi e parrocchie, sempre di concerto con la Caritas, e successivamente convogliare nei luoghi del sisma campi di lavoro, di presenza, di collaborazione, di solidarietà per contribuire in forme diverse alla ricostruzione morale e materiale.
Il Signore Risorto sostenga ciascuno di noi nel piccolo ma doveroso contributo di amore, solidarietà e presenza.