Giovani. Missione possibile

2008 Settembre 28
by Francesco Di Palma

Il solito problema. Come passare dallo straordinario alla vita quotidiana, ordinaria, dell’abitudine che si sedimenta giorno per giorno? C’è chi proprio per questo fa fatica ad accettare eventi come questa missione giovani che in questa settimana ha stravolto, in tutta la nostra diocesi, la vita di parrocchie, scuole, piazze, e non ultime anche le famiglie, costrette a seguire i figli adolescenti in orari “inconsueti” e poco “comodi”.

Questo evento straordinario, tuttavia, ha il grande merito di averci svegliato dal sonno; di averci fatto notare piccole storie che sarebbero passate inosservate. Ci ha costretti ad allungare lo sguardo, a girare per i quartieri, a ricercare uno stile di testimonianza che non sappiamo ancora come mettere in pratica.

I giovani ci sono. E, incredibile a dirsi, ci ascoltano. Ma non ci dànno molto tempo, non accettano prediche. Ci chiedono di abbandonare i nostri gesti meccanici e di metterci in gioco in prima persona. Non è cosa facile: molte volte si va incontro alla delusione, alla difficoltà di entrare in relazione, alla impossibilità di centrare il giusto canale di comunicazione.

«Partire dai giovani è strada privilegiata per costruire un futuro nuovo – scrive Franco Miano (leggi l’intero articolo) - una società che sia più attenta all’altro, al fratello immigrato irregolare, al povero, all’uomo in ricerca. Proprio questa attenzione quotidiana, costruita nel tessuto della vita, è garanzia di crescita dell’intera nazione». E poi aggiunge che «insieme al cardinale Bagnasco, e coerenti con la nostra missione ecclesiale, anche noi diciamo un forte “no” alla “pedagogia della catastrofe”».

Questa settimana, ci pare, è stato un bell’esempio di come evitare quella “pedagogia della catastrofe”. Ora non ci resta che tornare alla vita quotidiana. Con un pizzico di “pedagogia della speranza” in più.

Una Risposta
  1. 2008 Settembre 29
    don Alessandro permalink

    “La missione non è propaganda, e la testimonianza non è fare colpo, ma fare ‘mistero’. E’ vivere una vita vera, piena, bella, talmente bella che non si potrebbe spiegare se Cristo non fosse morto e non fosse davvero risorto”. (F. Lambiasi)

    Forse un contributo alla missione nel quotidiano lo potremmo dare prendendoci cura della qualità della vita e delle relazioni nelle nostre comunità.

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