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In cammino verso la legalità. Convegno Regionale

26 ottobre 2009

locandina Convegno legalità Si svolgerà il prossimo 7 novembre un convegno organizzato dalle Ac delle diocesi di Puglia in collaborazione don la presidenza nazionale dedicato al tema della legalità.

Il Convegno si inserisce nel quadro del cammino di preparazione che l’Ac sta svolgendo in vista della settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà l’anno prossimo.

Siamo tutti invitati: soci, simpatizzanti e uomini di buona volontà.

La prossima assemblea annuale

25 ottobre 2009

CrescereInsiemePerWeb

Il documento programmatico per il 2009 – 2010

9 ottobre 2009

Se l’immagine che, dal centro nazionale, è stata proposta per quest’anno è quella della Casa, a livello diocesano potremmo pensare alla nostra come ad una bella casa di valore, accogliente e ricca di tanti oggetti della memoria, ma che necessita di qualche lavoro di manutenzione e dello spostamento di qualche mobile per renderla ancora più accogliente e adatta alle nuove esigenze della famiglia.

1. Organismi associativi

La famiglia di Ac della nostra arcidiocesi ha bisogno soprattutto di rilanciare e rivitalizzare gli organismi associativi: in particolare saranno da curare le équipe di settore, affinché diventino sempre più luogo di mediazione tra la progettazione del Consiglio diocesano e la realizzazione delle iniziative sul territorio. Le équipe possono diventare un luogo formativo privilegiato per la crescita di nuove responsabilità associative, locali e diocesane.

Occorrerà prestare attenzione alla verbalizzazione e archiviazione degli incontri e delle iniziative intraprese dagli organismi diocesani e periferici, per dare valore alle scelte fatte insieme e offrire strumenti che aiutino la partecipazione e l’assunzione di responsabilità da parte di tutti.

Di particolare rilevanza è poi per la nostra associazione diocesana la cura nel far crescere e maturare il funzionamento dei Coordinamenti di zona, previste dal nostro Atto normativo diocesano, attraverso l’affidamento ad essi dell’organizzazione di specifici eventi oppure valorizzando il loro ruolo nell’organizzazione e promozione delle settimane associative.

La cura delle relazioni richiederà inoltre uno sforzo supplementare quest’anno per una Presidenza diocesana che diventi quanto più possibile itinerante e vada ad incontrare le singole realtà parrocchiali o zonali, utilizzando tutte le occasioni propizie per evitare sovraccarichi di impegno.

2. La formazione

Confermando la validità delle iniziative intraprese negli anni passati, si auspica di poter pensare a momenti formativi unitari indirizzati a tutti gli educatori e responsabili di Ac su tematiche di particolare rilevanza formativa. Occorrerà esercitare un po’ di fantasia per sperimentare modalità e schemi nuovi sul piano metodologico, accogliendo la scelta della modularità già sperimentata a livello nazionale.

Su questo punto in particolare ci si attiverà per dar vita ad un Laboratorio diocesano della formazione, come previsto dal nuovo Progetto formativo, che avrà come fine quello di curare la formazione degli educatori e dei responsabili e di sperimentare nuovi percorsi educativi.

Leggendo i bisogni educativi dei giovani e delle famiglie si sente l’urgenza di dar vita, anche nella nostra diocesi, al Movimento studenti e al Movimento di Impegno educativo. Non possiamo, in piena emergenza educativa, sprecare le opportunità formative che abbiamo a disposizione nel nostro paniere associativo.

3. Collaborazioni

Nell’anno dedicato alle relazioni una cura particolare sarà dedicata alla ricerca di collaborazioni e di apertura con altre associazioni su iniziative e temi che vedono l’Ac in sintonia con altri laici associati. Anche la ricerca di sponsorizzazioni per specifiche iniziative — sempre da sottoporre all’approvazione del Consiglio diocesano — dovrebbe rientrare piuttosto nella necessità di aprirsi al tessuto economico e sociale del territorio e non essere vista come semplice raccolta di denaro.

4. La comunicazione

Il valore aggiunto della nostra associazione è costituito dall’intreccio di relazioni che si sono costruite negli anni sia a livello personale sia a livello di organismi associativi. Esso va sostenuto con l’utilizzo di nuovi strumenti (sito web, posta elettronica, social network …) che non vanno interpretati come sostitutivi ma come integrativi della comunicazione autentica che, fondamentalmente, si regge sullo scambio relazionale personale e sulla condivisione di una comune esperienza di comunione eucaristica.

Da questo punto di vista diventerà sempre più centrale il ruolo della segreteria sia a livello diocesano sia parrocchiale. Sarà opportuno pensare alla formazione di una équipe anche per questo ambito. Ad essa è assegnata un compito delicato e decisivo per il futuro di questa associazione: garantire i passaggi democratici dell’associazione, sostenere l’adesione, accompagnare e rendere condivisa la programmazione, assicurare il funzionamento e diventare punto di riferimento sicuro per quanti sono in difficoltà.

Il primo saluto del nuovo arcivescovo alla diocesi

16 luglio 2009
Ecco il testo del messaggio che l’arcivescovo mons Castoro ha inviato alla nostra Chiesa diocesana e che è stato letto in Cattedrale subito dopo l’annuncio
Fratelli e sorelle carissimi, “chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo…: grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo!” (1 Cor 1, 2-3).
Nel giorno in cui la benevolenza del Santo Padre Benedetto XVI, a cui va in questa ora il mio grato e filiale pensiero, mi nomina vostro Arcivescovo desidero farvi giungere il mio primo saluto, carico di affetto e di sollecitudine, ma anche di trepidazione e di commozione.
Non è trascorso molto tempo da quando, qualche settimana fa, ero in mezzo a voi e partecipavo alla vostra gioia nell’accogliere il dono straordinario della visita del Papa a San Giovanni Rotondo, nel Santuario di San Pio. Ignaro della mia nuova missione, ero tra voi come Vescovo di una Chiesa sorella, l’amata diocesi di Oria, alla quale ho dato le primizie del mio ministero apostolico e che ho servito con tutto il cuore. In quel giorno, il Papa ci ha detto nell’omelia: “C’è … una forza positiva che muove il mondo, capace di trasformare e rinnovare le creature: la forza dell’amore del Cristo, … una forza divina, trascendente”.
Questo richiamo alla forza dell’amore capace di muovere ogni cosa vorrei che risuonasse ancora nel momento in cui inizia a germogliare il legame pastorale e di fraternità tra noi.
È vero, il germoglio non è ancora il frutto maturo, io non ancora vi conosco direttamente e il nostro rapporto manca di una consuetudine assidua, eppure nel germoglio in qualche modoc’è già tutto, c’è già la promessa del frutto che ne può nascere.
Vorrei dunque che prima di me giungesse a voi il mio amore. Fin da ora ve lo assicuro, nutrito di quella fede che mi fa vivere questo momento di passaggio sentendomi nelle mani del Signore, e mi fa intravedere la disponibilità con cui mi accogliete come vostro nuovo pastore da quelle stesse mani provvidenti. Desidero dirvi sin da questa primissima ora che vengo a voi in nomine Iesu, nel nome di Gesù. E’ il Signore la sorgente della mia forza, sarà Lui l’oggetto del mio annuncio, Lui la via e la mèta del nostro comune cammino.
Sono confortato in questa mia intenzione dalla saldezza della vostra fede, che risplende nella ricchezza dell’antica e florida Chiesa di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, erede di una radice antichissima – quella di Siponto – da sempre sotto lo sguardo della
2 Vergine Santissima, e protetta dall’intercessione di San Michele Arcangelo e dei Patroni San Lorenzo Maiorano, San Giorgio Martire e San Pio da Pietrelcina.
Quella radice è stata coltivata nel succedersi del tempo da zelanti pastori che hanno fatto correre la Parola di Dio in queste terre, nella catena ininterrotta della tradizione apostolica fino a Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, che vi ha sapientemente guidati fin quando anch’egli non ha dovuto prendere in mano il bastone del pellegrino e partire per il Salento, spostando gli orizzonti della sua missione pastorale verso altri lidi. A lui il mio saluto ricco di gratitudine e di ammirazione per quanto ha fatto a servizio della nostra Chiesa. Poi, il mio pensiero affettuoso va Mons. Riccardo Ruotolo ed agli altri Confratelli Vescovi residenti in
diocesi.
Saluto inoltre tutti i sacerdoti, che sono i primi coadiutori del ministero episcopale, preziosi e necessari perché il vangelo giunga in ogni luogo e maturi nella comunione attorno all’altare del Signore, nella celebrazione dei sacramenti. Con la stessa intensità di sentimenti saluto i diaconi, i seminaristi ed i numerosi religiosi: sono certo che lo spirito di amicizia e di corresponsabilità potrà caratterizzare il nostro comune lavoro pastorale.
Saluto poi con animo grato le religiose e le persone consacrate, i catechisti, gli insegnanti di religione e tutti i laici impegnati nell’Azione Cattolica ed in altre associazioni. So di poter contare sul loro generoso impegno.
Saluto anche gli appartenenti ai “Gruppi di Preghiera di Padre Pio” e tutti i pellegrini: insieme siamo chiamati a custodire ed approfondire l’eredità del Santo Cappuccino.
Saluto con rispetto le Autorità, le donne e gli uomini di buona volontà e tutti coloro che operano per il progresso della società.
Vorrei, infine, rivolgere una parola di conforto e di vicinanza agli ammalati di “Casa Sollievo”, a coloro vi lavorano ed a tutte le persone che vivono nella sofferenza di ogni tipo, sia essa fisica o morale, psicologica o spirituale. Quelli che stiamo vivendo sono tempi difficili, in cui la crisi economica e la povertà sono giunte alle porte di tante nostre case, toccano la vita di tante famiglie. Queste difficoltà ci interpellano e ancora di più ci chiedono di saper dare un volto fraterno alla nostra convivenza. Come vostro Vescovo vengo ben sapendo che sarà uno dei miei primi doveri quello di assicurarvi il mio impegno per
costruire insieme un cammino di solidarietà e di aiuto reciproco.
Carissimi, siete già nella mia mente e nel mio cuore. Siete già nelle mie preghiere. Anche a voi chiedo di accogliermi con fede e con amore, di mostrarmi docilità e collaborazione e di aiutarmi con la preghiera.
Tutti abbraccio con affetto

Palazzo vescovile di Oria, 15 luglio 2009

+ Michele Castoro
Arcivescovo eletto di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo

Mons. Michele Castoro nuovo arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo

15 luglio 2009

Il Papa Benedetto XVI ha nominato mons. Michele Castoro nuovo arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. L’annuncio è stato dato stamane alle 12.00 nella cattedrale di Manfredonia e nella diocesi di Oria, presso il santuario di San Cosimo.
A darne l’annuncio, a Manfredonia, è stato l’amministratore apostolico, mons. Domenico D’Ambrosio, tornato per l’occasione da Lecce, che ha letto la lettera del nunzio apostolico e poi commentato con parole di grande amicizia e affetto nei confronti del suo successore. Al termine il vicario mons. Andrea Starace ha letto il primo messaggio che il nuovo arcivescovo ha indirizzato alla nostra diocesi, accolto con un applauso dai presenti.
La presidenza diocesana ha inviato al nuovo arcivescovo un telegramma di auguri: «Come “caparra della nostra eredità”, tutta l’Azione Cattolica diocesana accoglie con gioia la promessa del nuovo pastore, mons. Michele Castoro, benedicendo Dio per la ricchezza di grazia che dona a questa nostra chiesa di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Per questo si conferma disponibile all’ascolto, pronta ad essere guidata per le strade tortuose della nostra comunità, fedele nel servizio alla Chiesa e agli uomini e donne del nostro tempo, in comunione con il proprio pastore, secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà.»

Il messaggio alla chiesa di Manfredonia

16 aprile 2009
“Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre…”(Gen 12,1)

MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO ALLA CHIESA DI
MANFREDONIA – VIESTE – SAN GIOVANNI ROTONDO

In questi mesi, in queste settimane, in questi giorni, più e più volte nel tempo della preghiera e nel tempo delle quotidiane occupazioni, mi tornavano alla mente e risuonavano in un cuore lacerato, queste parole del Signore ad Abram. In questo tempo mi è sembrato di essere in lotta come Giacobbe. Una notte lunga, oscura, confusa, con incubi vari. Una lotta contro le paure, le incertezze, con il desiderio fortemente inseguito di poter scoprire e con chiarezza il segno di Dio per arrivare alla pace dei sensi. Ma queste attese e questi profondi desideri non ancora sono arrivati al traguardo, nonostante la risposta alla richiesta di una ‘obbedienza oblativa’. Ormai il si è pieno e definitivo. Continua a leggere…

E’ Cristo morto e risorto la risposta ai tanti perché!

16 aprile 2009

di Giulio Saraceni

(Delegato Regionale A.C. Abruzzo-Molise)

Vivere e gustare le celebrazioni della Settima Santa è sempre  stata per me un’esperienza bella e significativa, una tappa importante del cammino spirituale della mia vita, fin da bambino, con l’impegno quaresimale fatto di piccole cose, piccole rinunce, piccoli “fioretti”, utili a migliorare e convertire il proprio stile di vita.

La Settima Santa 2009, ha assunto una dimensione chiaramente più forte, meno emozionale a livello liturgico, ma evidentemente più reale e vicina alla dimensione umana del dolore, della sofferenza, della morte.

L’immane tragedia del sisma in Abruzzo, ha scosso le coscienze del mondo intero, fermando, forse, almeno per un attimo, la frenesia del nostro tempo pieno di cose da fare, di cose da pensare, di cose da produrre, di cose da spendere; la domanda che ci siamo posti e continuiamo a porci tutti è: perché?

Per la fredda mente umana non ci possono essere risposte razionali; occorre rifugiarsi nel fato, nel destino, nella sfortuna, nell’assenza di Dio.

Passare per le strade di L’Aquila e di tutti i paesi intorno dilaniati dalla furia della natura, guardare la desolazione della distruzione e delle rovine, ascoltare il silenzio assordante di paesi fantasma, direttamente e non solo con le immagini televisive ed i racconti della stampa, amplifica sempre più questa incessante domanda di senso: perché?

Le macchie blu delle tendopoli, più o meno grandi, che si incontrano sempre più frequenti lungo i vari chilometri che collegano San Pio delle Camere a L’Aquila, lungo la valle di Navelli, accrescono questo senso di angoscia e di desolazione; e la domanda riecheggia sempre più forte: perché?

Assistere impotenti all’interminabile fila di bare deposte nel piazzale della caserma della Finanza a Coppito il giorno del funerale di Stato; incrociare gli sguardi increduli ed assenti dei parenti e degli amici delle vittime, composti nel silenzio del loro dolore inconsolabile;  fissare nella mente l’immagine di piccole bare bianche di bambini poggiate delicatamente sulle bare dei genitori come in un abbraccio eterno ed inscindibile; verificare la presenza di tutto lo Stato, nelle sue massime figure istituzionali, civili e militari, così forte, così potente, così ricco, così laico, ma allo stesso tempo così impotente, forse responsabile, in parte, con silenzi, mancati controlli, proroghe e disapplicazioni di norme e regolamenti; e la domanda mi assale fino in fondo al cuore: perché???

Poi mi accorgo di tanta gente attorno che si stringe al dolore di questa terra, migliaia di volontari, protezione civile, Croce Rossa, forze dell’ordine; prendo atto di un’Italia intera che si mobilita per offrire la propria solidarietà ed il proprio contributo, di ogni genere e con molteplici modalità; finanche i detenuti del carcere di Chieti promuovono una colletta per i terremotati; avverto la vicinanza dell’intera Azione Cattolica Nazionale, ad iniziare dal Presidente, la Presidenza, il Centro Nazionale, che mi chiama o invia un messaggio o un e-mail per esprimere la propria attenzione ed assicurare la propria presenza, Delegazioni Regionali di AC, Presidenze Diocesane, amici incontrati per strada durante il lungo percorso associativo; verifico il tempestivo intervento delle Caritas Diocesane delle Chiese sorelle d’Abruzzo e Molise e poi della Caritas Nazionale e di tutto il mondo del laicato e del volontariato cattolico e non; emerge, quindi, dalle rovine del terremoto, uno Stato presente ed organizzato, una società solidale, una Chiesa comunità, un’Azione Cattolica grande famiglia.

La Settimana Santa, il Venerdì Santo, la passione del Signore, si concretizzano nella passione di un intero popolo che vive con grande dignità il dramma e la follia della Croce e della morte, che implora il Padre perché “passi questo calice amaro“, che muore ingiustamente su un calvario scosso dalla forza della natura, che viene sepolto nel silenzio di centinaia di tombe, ovvero spogliato di tutto, affetti, casa, lavoro, quotidianità, ma che attende con dignità, fermezza e speranza il terremoto della Resurrezione che rotolerà i sassi delle macerie per ricominciare a vivere, a sperare, a credere, nella certezza che i nostri cari ci hanno solo preceduto e ci aspettano gioiosi nella Gerusalemme celeste al cospetto di Dio Padre, Creatore, Amore.

E’ Cristo morto e risorto la risposta ai tanti perché!

La morte è vinta!

I sudari impregnati di sangue, polvere, dolore, distruzione, disperazione, tergono le nostre lacrime, leniscono le nostre ferite, ci avvolgono nella luce splendente del Risorto.

La certezza della resurrezione dà il vero senso alla nostra vita, al nascere, all’essere, al morire.

E la catena di solidarietà e di condivisione riallacciata in un Italia normalmente divisa da tutto ed in tutto, è il segno più chiaro ed evidente della presenza di Cristo e del germe della vita eterna in ciascun uomo; non perdiamo, ancora una volta, l’occasione per seminare pace, speranza ed amore nel modo intero, iniziando da noi stessi, dalle nostre famiglie e dalle nostre comunità civili e parrocchiali, per una vera conversione del cuore e della vita.

Tradiremmo il nostro dovere di figli di un Dio Risorto e le vittime del sisma del lunedì’ santo 2009 sarebbero morte invano.

La nostra solidarietà e presenza tra i fratelli colpiti dal terremoto, continui soprattutto dopo che i riflettori e la copertura mediatica saranno spenti ed assopiti dall’avvento di nuove e più fresche notizie di attualità.

Dopo il primo intervento immediato per assicurare generi e beni di prima necessità a quei paesi dove la macchina dei soccorsi non era ancora arrivata, attivato nel giro di pochissime ore con il contributo delle presidenze diocesane ed il coordinamento della delegazione regionale, di concerto con la Caritas della Diocesi di Avezzano, si ritiene di assicurare per il breve termine un accompagnamento ed una presenza nei week-end e nelle liturgie domenicali in modo particolare nelle piccole comunità in loco, nonché l’assistenza agli sfollati presso le dimore provvisorie messe a disposizione nelle località costiere o dell’entroterra; nel medio e lungo termine si pensa di attivare dei gemellaggi tra parrocchie o tra diocesi e parrocchie, sempre di concerto con la Caritas, e successivamente convogliare nei luoghi del sisma campi di lavoro, di presenza, di collaborazione, di solidarietà per contribuire in forme diverse alla ricostruzione morale e materiale.

Il Signore Risorto sostenga ciascuno di noi nel piccolo ma doveroso contributo di amore, solidarietà e presenza.

Via Crucis

2 aprile 2009

Spunti per la riflessione e la preghiera
Settimana Santa 2009

Questa settimana proponiamo la Via Crucis meditata
(a cura di Franco & Filomena)
Vogliamo fare un po’ di strada con Gesù, salire con Lui in cima al Calvario. Lo faremo meditando sulle tante “croci” che molte persone portano oggi, forse anche tra la nostra indifferenza o disattenzione. Le persone sole, i malati, gli emarginati, i bambini cui si è impedito di nascere, gli sfruttati, le madri che hanno perso un figlio sono tanti “Gesù” che portano la loro croce nella sofferenza. Cristo non ha finito di morire: negli uomini che ogni giorno attorno a noi soffrono e muoiono, Egli ancora continua ad offrirsi al Padre per la salvezza del mondo. La via del Calvario è anche la via della vita: la via Crucis passa per i nostri quartieri e le nostre città, i nostri ospedali e le nostre officine; passa per le strade della miseria e della sofferenza sotto tutte le sue forme: passa per i campi di battaglia. Mettiamoci in cammino con questi nostri fratelli ed interroghiamoci sulle nostre eventuali responsabilità, sulle attenzioni, il conforto e l’amore che siamo capaci di donare ad ognuno di loro. Sono fratelli che ci interpellano e che attendano da noi una risposta.
Dinanzi a queste stazioni noi dobbiamo meditare e pregare per chiedere al Cristo sofferente la forza di amarlo abbastanza per agire. Un vero cristiano non deve mai dimenticarlo.

Crea in me o Dio un cuore puro

28 marzo 2009

Spunti per la riflessione e la preghiera
Domenica 29 marzo 2009

Incontro di preghiera
(a cura di Franco & Filomena)
La strada è lunga: alle volte tortuosa, ogni tanto si restringe. Poi la salita, difficile, richiede attenzione, sforzo… Incroci, stop, discese dove si può correre di più. Una sosta, ogni tanto…Ma quando arriveremo?
Dov’è la meta, esattamente? Ecco che la Tua Parola, di questo tempo di Quaresima assume una luce nuova: ci lascia intravedere il destino, la meta di chi, con umiltà e coraggio, decide di dedicare la sua esistenza a rispondere positivamente all’amore del Padre che ci regala risurrezione e vita eterna. La strada è lunga, ma so dove mi porta…

Combattere la povertà, costruire la pace

23 gennaio 2009

Mese della pace

«C’è una povertà, un’indigenza, che Dio non vuole e che va “combattuta” ; una povertà che impedisce alle persone e alle famiglie di vivere secondo la loro dignità; una povertà che offende la giustizia e l’uguaglianza e che, come tale, minaccia la convivenza pacifica. In questa accezione negativa rientrano anche le forme di povertà non materiale che si riscontrano pure nelle società ricche e progredite: emarginazione, miseria relazionale, morale e spirituale. »

«Nel mio Messaggio ho voluto ancora una volta, sulla scia dei miei Predecessori, considerare attentamente il complesso fenomeno della globalizzazione, per valutarne i rapporti con la povertà su larga scala. Di fronte a piaghe diffuse quali le malattie pandemiche, la povertà dei bambini e la crisi alimentare, ho dovuto purtroppo tornare a denunciare l’inaccettabile corsa ad accrescere gli armamenti. Da una parte si celebra la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo , e dall’altra si aumentano le spese militari, violando la stessa Carta delle Nazioni Unite , che impegna a ridurle al minimo. Inoltre, la globalizzazione elimina certe barriere, ma può costruirne di nuove, perciò bisogna che la comunità internazionale e i singoli Stati siano sempre vigilanti; bisogna che non abbassino mai la guardia rispetto ai pericoli di conflitto, anzi, si impegnino a mantenere alto il livello della solidarietà. » (Benedetto XVI – Omelia del 1 gennaio 2009)

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